RECENSIONI

La Catena Fortificata

 
«Un sito fatto in modo, dalla natura o dall’arte o dall’una e l’altra insieme, dove i pochi di dentro possino resistere per un determinato spazio di tempo ai molti di fora». Con queste parole Leonardo da Vinci sintetizzava il senso delle fortificazioni, elemento costante degli apparati bellici umani, reali o immaginari.Le alte mura di Troia e il Vallo Atlantico, supposizione l’una e realtà concreta l’altro, si sono fissati nella nostra mente come elementi capaci di ostacolare il nemico, bloccarne o almeno rallentarne la capacità invasiva.Anche il Friuli Venezia Giulia, da sempre terra di confine accoglie, o meglio sarebbe dire nasconde, un patrimonio di fortificazioni strutturato nel tempo che è anche un patrimonio culturale. Proprio perché lo studio dell’evoluzione tecnologica delle fortificazioni riflette anche lo sviluppo mentale e culturale di un popolo, il suo rapporto con il pericolo, con “l’altro” minaccioso che potrebbe arrivare.Di questi temi si occupa da tempo Sergio Silvestri presidente dell’Associazione culturale X Regio della Venetia et Histria, una lunga carriera di professione ingegneristica e una bruciante passione per la ricerca delle evidenze storiche.Silvestri si è preso a cuore il censimento, la salvaguardia e la tutela del patrimonio del Vallo Alpino che potrebbe contare circa 300 siti fortificati. Luoghi che a volte insistono sulle stesse rocce trasformate dai Celti prima e dai Romani poi a presidio della X Regio. Ecco svelato anche il nome dell’Associazione presieduta da Silvestri: c’è un filo rosso che attraversa la storia, un filo che lascia tracce di roccia, cemento e ferro, sulle quali si è evoluta la storia d’Italia che va da Aquileia alla contemporaneità.In particolare Silvestri concentra le sue ricerche sulla complessa rete di opere fortificate costruite a partire dal 1931 dal Regno d’Italia per difendersi da un’eventuale invasione tedesca. Gli italiani presagivano il pericolo germanico e, nonostante i patti di alleanza, fino al 1943 continuarono a progettare ed edificare opere difensive capaci di rallentare un’eventuale invasione tedesca. Il Vallo Alpino, rivela Silvestri, come è successo spesso a questi sistemi difensivi, non entrò mai in funzione: solo una casamatta aprì il fuoco contro i carri armati tedeschi, rallentandone il passaggio per 24 ore.«Le nostre montagne – dichiara Silvestri che sul tema ha appena pubblicato La Catena fortificata del Vallo Alpino nella Val Tagliamento – racchiudono un tesoro ancora in buona parte da scoprire. Un’occasione per gli studiosi ma anche un’opportunità turistica importante: solo a Villa Santina ci sono almeno undici opere fortificate».Che generano, aggiungiamo, un buon flusso turistico, se è vero che solo nel 2007 oltre un migliaio di persone è appositamente arrivato nella cittadina carnica per visitare i presidi del Vallo Alpino. Questo grazie al passa parola e all’impegno volontario dell’Associazione X Regio che cura i percorsi di visita, rende accessibili i siti e si occupa della promozione.È chiaro che un’operazione strutturata di comunicazione su queste opere, sostenuta dalla istituzioni, potrebbe produrre ben altri risultati, anche economici e ulteriore supporto all’economia montana. Anche perché, come si è detto, le opere fortificate sono sparse in tutta la montagna friulana: molte di queste casematte sono rimaste in attività fino al crollo del Patto di Varsavia sotto controllo della Nato, a conferma che ciò che era stato progettato molti anni prima manteneva la sua valenza logistica e militare.Non si tratta però di strutture che attirano solo la curiosità appassionati di cose guerresche: il Vallo Alpino rivela, pur applicato a opere belliche, il livello dell’italica ingegnosità. Esempio ne sia il futuribile sistema fotofonico di trasmissione. Un sistema difensivo è in grado di operare solo se è costantemente collegato e coordinato. I cavi telefonici, i segnali radio o gli impulsi luminosi in codice Morse non potevano essere utilizzati da un sistema che, oltretutto, doveva assolutamente celare l’ubicazione delle sue singole componenti. Fu allora che il tenente colonnello Raffaelli e il tenente colonnello Ruocco del Genio militare misero a punto un sistema di comunicazione a radiazioni infrarosse, capace di trasmettere fino a due chilometri la voce umana senza poter essere intercettato.Una grande innovazione caduta inspiegabilmente nel dimenticatoio e della quale si sta interessando l’esercito statunitense prevedendone l’evoluzione da raggio infrarossi a raggio laser.Alessandro Montello

La via Gemina da Aquileia a Julia Emona ,

Da Aquileia a Lubiana a 5 km l'ora Messaggero Veneto — 24 novembre 2008   pagina 19   sezione: CULTURA - SPETTACOLO

 

A ben vedere, un Corridoio 5 già esisteva nell’antichità, collegando una delle più importanti città d’Italia, l’autostrada del mare Adriatico e l’Est Europa, ai confini dell’Impero Romano, nel cuore della X Regio. Era la via Gemina che univa Aquileia a Julia Emona, oggi Lubiana, capitale della Slovenia. Ottantadue miglia di strada che portavano verso il Norico merci, genti e soldati accolti dal porto fluviale della magnifica metropoli adagiata sulle rive della Natissa. Di tutto questo ha scritto, con abbondanza di particolari tecnici nel libro La via Gemina da Aquileia a Julia Emona , recentemente pubblicato a Udine, Sergio Silvestri, storico e ricercatore già conosciuto per la sua grande passione per le opere fortificate. Silvestri analizza ogni fattore relativo a questo importante asse viario: la velocità oraria che poteva essere sostenuta all’epoca dai vari veicoli trainati da buoi o cavalli, oppure il quantitativo di merci che un singolo “mezzo” di trasporto poteva recapitare. Dai 75 chilogrammi per un asino si passava ai 750 chili per un grande carro trainato dai buoi a una velocità di 5 chilometri l’ora. Numeri che ci fanno sorridere oggi, ma che per l’epoca erano sinonimo di grande potenzialità tecnologica. Il libro di Sergio Silvestri analizza anche, tappa dopo tappa, i luoghi più importanti attraversati dalla via Geminam, come il grande ponte sull’Isonzo in località Mainizza i cui resti ancora oggi, nelle stagioni di magra, riaffiorano dal greto del fiume. Oppure la Mansio Fluvio Frigido , importante stazione militare ai piedi delle Alpi Giulie. Altra notevole fortificazione da ricordare è quella del valico di Selva Piro, oggi in territorio sloveno: era costituita a 858 metri d’altezza da un imponente e vasto sistema di mura che si estendevano per bloccare tatticamente tutta la zona circostante. Un luogo capace ancora oggi di rivelare la sua dimensione strategica e la sua potenza militare. Insomma la via Gemina era una strategica strada di relazione commerciale, ma anche uno strumento di controllo militare dei confini dell’Impero. Interessante la concezione della sicurezza viaria dei Romani: per superare alcuni passi vennero realizzati ampi gradoni che evitavano lo slittamento degli zoccoli dei cavalli, mentre la carreggiata era segnata da profonde tracce, quasi veri e propri binari, che “guidavano” i carri evitando di farli slittare fuori dal tracciato in caso di ghiaccio o pioggia. Come ricorda Silvestri citando Seneca, «la strada romana non era una semplice opera infrastrutturale, ma l’ingranaggio efficace di un progetto egemonico planetario destinato a segnare per millenni la civiltà europea». La congiunzione alla rete stradale dell’Impero di una nuova meta veniva pensata in relazione a un preciso disegno geopolitico. Grazie a questa nuova fatica di Sergio Silvestri, si può capire pertanto quanto la via Gemina sia l’archetipo di un asse di relazioni la cui noncuranza si ripercuoterà in modo drammatico su chi ne ignora l’esistenza. Alessandro Montello

“Lungo il fronte dell’Isonzo sulle orme dei nostri nonni”

Il libretto costituisce una breve guida delle postazioni militari e delle trincee che hanno per lunghi anni custodito le vite dei nostri nonni durante la Grande Guerra: nel Carso di Redipuglia e nel Monte Nero (Caporetto);
“Questo volumetto scritto da Sergio Silvestri rappresenta la cronaca di un breve ma interessante viaggio nella memoria storica del nostro Paese…”. Antonio Albanese mensile Area.
€ 5,00 AFA Pubblicità via Pracchiuso 19/d Udine tel 0432/501324 fax 0432/507811

E- Mail: afapubblicita@yahoo.it

“La Fortezza del Montefesta”

FRILIBRIS Udine via Piave 27

L’autore riporta con questo libretto gli avvenimenti della breve vita bellica della fortezza ripercorrendo le premesse della sua collocazione nella cintura fortificata del Friuli. Non trascura però l’obiettivo di suscitare l’attenzione sull’opportunità della valorizzazione storica e turistica della strada e della fortezza.(Il Messaggero Veneto).
€ 5,00 AFA Pubblicità via Pracchiuso 19/d Udine tel 0432/501324 fax 0432/507811


"La Strada Romana della Valcanale Die Romer-Straße des Kanaltales"

Piccolo libro bilingue (italiano e tedesco) che ripercorre l’antico tracciato della strada romana da Aquileia (la terza città dell’Impero) a Virunum (Magdalensberg) in Austria. Il viaggio ideale si snoda attraverso siti, reperti e toponimi lungo le località del Friuli e della Carinzia alla ricerca di una storia che si scoprirà che non è poi così lontana dai giorni nostri.
€ 6,00 AFA Pubblicità via Pracchiuso 19/d Udine tel 0432/501324 fax 0432/507811

E- Mail: afapubblicita@yahoo.it

"Fortificazioni del Vallo Alpino nel Parco delle Colline Carniche"




 
  
                 
  
 
 

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